martedì, maggio 20, 2008
La rubrica che ho su Sabato Sera Due e che trovate in edicola!



suite del Ritz


Questa settimana sono andata a Roma per fare un servizio per Repubblica Tv e partecipare a Stella, il programma su Sky Vivo condotto da Maurizio Costanzo. In quell’occasione ho regalato una copia del mio libro a Luciana Turina. Da piccola i miei compagni di scuola mi chiamavano “La Turina”, visto che a otto anni ero già “molto esile”, quindi, quando ho visto Luciana nello studio di Costanzo, con i capelli rosso-viola e il foulard carminio, mi si è stretto il cuore. Lei mi ha abbracciata e ha detto: «Grazie!». Non ho potuto che regalarle una copia con dedica. E’ stato un importante passaggio di testimone.
Il giorno prima ero stata intervistata da Silvia Luperini di Repubblica Tv. Ero in condizioni pessime. La notte non avevo dormito, arrivavo con il capello moscio, quattro ore di treno ed ero completamente struccata. Lei mi ha portata in un parco capitolino. Un’intervista impeccabile, solo che a un certo punto mi ha chiesto di bere da una fontanella. Mi sembrava molto da foto-album per bebé, ma ho accettato. Dopo la lunga intervista, ancora strafatta, sono andata in hotel. Una suite al Ritz, quartiere Parioli, mica pizza e fichi. Tutto pagato da Sky. Il letto matrimoniale aveva uno specchio al posto della testiera alto fino alla parte, e velluti vari di contorno. Quanto mi sono goduta il tutto? Zero. Mi sono gettata sul letto e ho dormito fino al mattino. Unico dettaglio: prima di salire mi ero comprata alcune riviste per tenermi aggiornata sugli ultimi avvenimenti che stavano sconvolgendo il mondo, avevo preso Chi, Eva Tremila, Di Più. Su Eva Tremila c’era un servizio Christine e Francesco del Grande Fratello. Si rotolavano felici e innamorati in un parco romano, camminavano mano nella mano per i vialetti e bevevano da una fontanella. La stessa della mia intervista. «Oddio - ho pensato - sono diventata personaggio da reality». Venerdì, ho avuto la conferma. Al mio ritorno a Medicina ho scoperto che l’intervista era finita sull’homepage di Repubblica.it. Nel fermo immagine sembravo una sopravvissuta a un disastro aereo, o una concorrente dell’Isola dei Famosi. Ma ho una consolazione: sono passati cinque giorni e sono ancora tra i video più cliccati. Dopo Travaglio, ma prima dell’onda anomala in Corea del Sud. Insomma, tra le tragedie.

aggiornamento: ora, dopo 10 giorni, non sono più tra i video cliccati....
postato da: Cate alle ore 22:10 | Permalink | commenti
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lunedì, maggio 19, 2008

 

Venerdì sera non sapevo cosa fare, così ho chiamato l'amato Dildo. Dopo due mesi di distacco causa un suo eccessivo attacamento (una sera mi aveva invitata a casa sua e aveva cucinato per me, è stato dolcissimo e mi chiedeva cosa facevo l'indomani e l'indomani ancora... risultato io sono stata malissimo, ero veramente imbarazzata, e ho pensato che la frase di Oscar Wilde "Il sesso con lui sì, ma niente intimità" è troppo vera a volte). Bene, dopo i due o tre mesi di stop causa lasagna indigesta (quella che aveva cucinato quella sera), tre o quattro sue telefonate insistenti per  rivederci, tre o quattro miei prender tempo, ho ripreso a vederlo. Anche le donne hanno le loro esigenze. Il fatto è che ora LUI SE LA TIRA. Da uomo disperato, disposto a far di tutto pur di riallacciare la liason (nome troppo raffinato per descrivere ciò che avviene) con me, è diventato uno difficile, uno "che ha anche delle altre storie", "che ha i suoi impegni". L'altra sera l'ho chiamato per un'emergenza e lui mi ha detto: "Ma verrei volentieri, ma sono stanco, forse esco con un amico... se non senti niente vai pure a nanna (già perché ho bisogno del suo permesso)"

Vabbé, mi son detta, se la tira.

Di seguito i miei messaggi al suo telefonino (politicamente scorretti, astenersi Arci Gay)

SEI COSI' FINOCCHIO CHE MALGIOGLIO A TUO CONFRONTO E' RAMBO

SEI COSI' FINOCCHIO CHE GLORIA GAYNOR A TUO CONFRONTO CANTA COME PAVAROTTI

SEI COSI' FINOCCHIO CHE DOLCE E GABBANA A TUO CONFRONTO SONO DUE MINATORI SIBERIANI.

Nessuna risposta.

E' proprio un finocchio.

(e comunque secondo me i minatori siberiani ogni tanto... per tenersi compagnia...)

 

postato da: Cate alle ore 00:47 | Permalink | commenti (10)
categoria:animali, avventure
venerdì, maggio 16, 2008
Alle librerie.coop del Centro Leonardo dalle 17.30.

Ovviamente gli imolesi (ma anche quelli del circondario) sono invitati!




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categoria:le ciccione lo fanno meglio
martedì, maggio 13, 2008
SONO SUL RADIOGIORNALE DI RADIO BRUNO
postato da: Cate alle ore 18:14 | Permalink | commenti (7)
categoria:le ciccione lo fanno meglio
martedì, maggio 13, 2008
Ecco un altra puntata della mi rubrica Dietro lo specchio su Sabato Sera Due di questa settimana che vi consiglio di comprare (anche solo per vedermi su fondo rosa...)



La salsicciona di Bubano

Altra settimana intensa per la promozione del libro.
Diciamo che in questo caso ho unito il sacro al profano. Il global con il local, come farebbero i comunicatori esperti.
Prima tappa: la salsiccia più lunga del mondo di Bubano, la tenzone tra insaccati è stata organizzata dall’associazione Moretanum, che da qualche anno ci delizia con eventi dalla vaga eco pagana e fallocentrica (l’anno prima avevano prodotto 276 metri di cannolo siciliano).
Anche in questo caso l’invito è stato casuale. Nel chiamare l’associazione per avere informazioni sulla festa sento una voce familiare.
«Scusi, ma ci conosciamo?»
«Sì, io sono…» e segue il nome...
«So che ha scritto un libro – afferma la voce – perché non viene e ce lo porta?».
Dico ingenuamente di sì (se sono andata a Festa Italiana posso andare con maggiore orgoglio a Moretanum in festa). Bene, una settimana dopo scopro di essere stata inserita ufficialmente nel programma. Insomma: mi tocca.
La festa è stata esilarante. Vedere i bubanesi così fieri della loro salsiccia mi ha commossa. Mi hanno davvero festeggiata (oltre ad avermi offerto un piatto di spaghetti allo scoglio da gourmet) e mi hanno invitata sul palco. Non sapevo che dire, che leggere. Una signora, già esperta in questo tipo di performance, ha interpretato con maestria alcuni pezzi di «Guazza del Re», un capitolo dove descrivo un paesino della Bassa che potrebbe essere benissimo Bubano. La lettrice è stata bravissima, ma il pubblico è rimasto freddino. Quindi siamo passate al pezzo forte, «evoluzionismo tesoro», dove si spiega il perché le donne emiliane (ma in quel caso abbiamo dovuto aggiungere «anche le romagnole» per par condicio) hanno una particolare capacità orale (e non mi riferisco al solo far delle gran chiacchiere al mercato). E’ stato un tripudio. La «Ola». Le donne delle retrovie, davanti a pentoloni fumanti, alzavano il pugno chiuso in segno di vittoria, robe che non si vedevano dai tempi di Togliatti. Scesa dal palco ho assistito commossa allo srotolamento dei 176 metri di salsiccia mentre un virtuoso del bel canto intonava «All’alba vincerò» (gli uomini vedono sempre con una certa epicità certi eventi). Dopo sono passata a fare il mio lavoro: ho intervistato gli organizzatori e i fautori di cotanto insaccato. Qualche villico però si è avvicinato dicendo: «Ma lo sa che a sentirla leggere quella cosa sull’evoluzione mi è rimasta una gran curiosità addosso?». Ho preso nota mentale: «Più presentare “evoluzionismo tesoro” a sagre di paese e similari, la prendono come una “pubblicità progresso”». Dopo aver intonato una «Bubano è grande» con alcune cuoche e il ritornello della Coppa Placci sono tornata in redazione a lavorare.
Bene, passiamo al «sacro». Venerdì scorso mi ha chiamato la redazione de «L’Italia sul due». E’ quel programma di Rai Due condotto da Milo Infante e Roberta Lanfranchi dove c’è quasi sempre il professor Alessandro Meluzzi. «La chiamiamo perché il 6 maggio festeggiamo la giornata dell’anti-dieta che in America si festeggia dal 1992», mi spiega la redattrice.
«E allora?»
«E allora vorremmo la sua presenza».
«Mi spiace ma non posso venire fino a Roma o Milano».
«Veniamo noi!»
«Ah…». La redattrice doveva vedermi poco convinta e ha aggiunto: «Hanno aderito anche Mara Venier e Antonella Clerici!». Cavolo – ho pensato – l’intellighenzia italiana s’è mossa (ma devo fare meno la snob, ho scritto «Le ciccione lo fanno meglio»).
«Ci sarebbe un problema…»
«Quale?»
«Io non sono contro le diete. Anzi, secondo me le diete la gente fa bene a farle…»
«Sì, ma non importa, il suo deve essere un invito alla rilassatezza… a vivere tutto con più leggerezza anche se si è grassi».
«Giusto».
«Allora veniamo a casa sua? Magari ci delizia con qualche manicaretto…».
«Io non cucino».
«Ah, no?»
«No».
«Allora portiamo qualcosa noi…»
«Il mio appartamento non è agibile… lo sa che una volta sono venuti i ladri e me ne sono accorta dopo una settimana?»
La redattrice era confusa. Ma ho rilanciato: «Perché non facciamo le riprese da Dino? E’ una pasticceria vicina al casello di Castel San Pietro, bella, grande, tutta rosa, fanno dei dolci molto coreografici e buoni».
La redattrice si è convinta: «Rosa!» ha ripetuto con entusiasmo. Poi mi chiama il regista-producer, Andrea Del Boca, per confermare il tutto. Dino ha accettato di fare da location color ciclamino.
Bene, che dire. Le riprese sono andate bene, Del Boca è stato un vero signore e si è parlato molto del libro. C’è solo un fatto. Ho, ma me lo aspettavo, dovuto mangiare un pasticcino alla frutta davanti alle telecamere. Allora, io non amo i dolci. Lo so, sembra sempre strano, ma si può ingrassare anche senza scatenarsi sul profiterol. Da quell’esperienza ho capito però una cosa: le attrici, al cinema o in tv, quando baciano gli attori, non provano il minimo piacere. Solo per infilzare il dolce con il cucchiaino mi hanno fatto ripetere la scena venti volte. Avvicinarlo alla bocca è stato più complicato di un balletto di Nureyev. Ho persino dovuto fingere soddisfazione e leccarmi, 400 volte, i baffi. No, no. Pensate a baciare un uomo davanti a 30 persone che ti dicono cosa fare. Puoi sbaciucchiare Brad Pitt, puoi strusciarti contro George Clooney, ma se lo fai davanti a una troupe con cinepresa è solo uno sporco lavoro. Pasticcino di Dino docet. (Messaggio rivolto alla pasticceria di cui sopra: presto ripasserò.)
postato da: Cate alle ore 15:50 | Permalink | commenti (8)
categoria:dietro lo specchio
domenica, maggio 11, 2008

Continuo a ricevere telefonate, in genere in tarda serata, quando mi sto finalmente rilassando a cena con amici o facendo altro, di conoscenti che dicono di essere uno dei protagonisti del mio libro.

Ieri uno mi ha telefonato e mi ha detto: "Ma io sono Furia di Sasso Morelli"

Io, lo giuro, non avevo nemmeno bene presente chi fosse, chissà metterlo in un libro.

Come dice Corrado (post qui sotto) il paese mormora...

e io me ne frego.

"Dicono che hai scritto la tua autobiografia e che ti sei ramazzata mezza Medicina..."

"E allora?"

Io ci rido. Ma mi viene da pensare: certo, c'è un piglio autobiografico, ma c'è tanto, tanto altro. Tutti i personaggi sono frutto di mischioni, non ho mai trombato con nessuno nella casetta di babbo natale, non ho stalker onanisti dai nomi di star della canzone, nessun dietologo mi è mai piombato addosso... Non ho sorelle, né zie sagge (l'unica attiva mi ha accusata di aver scritto un libro pornografico)

Poi ho pensato a Flaubert. Lui diceva: "Madame Bovary sono io".

Ecco, quella era un'epoca dove potevi permetterlo.

Se vivesse oggi e dicesse una frase simile il povero Gustave finirebbe all'Italia sul Due a spiegare quant'è difficile vivere, donna, nel corpo di un uomo baffuto. E il sessuologo di turno commenterebbe il tutto...

 

postato da: Cate alle ore 21:38 | Permalink | commenti (22)
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domenica, maggio 11, 2008

A volte ci sono persone che dicono la cosa giusta, al momento giusto, quando proprio ne hai bisogno.

Che capiscono quello che senti senza troppo giri di discorsi. Che sanno cosa stai passando anche se dovresti solo sorridere e indossare lustrini.

Corrado è una di queste. E ha detto la cosa giusta, al momento giusto con questo post...

 

postato da: Cate alle ore 12:24 | Permalink | commenti
categoria:le ciccione lo fanno meglio
sabato, maggio 10, 2008
Questo è uno dei miei capitoli preferiti del libro.
Perché spiega lo spirito della Bassa

SECCHI, PISELLI E FOLAGHE
Da quel giorno con Giorgia, divenni una frequentatrice assidua, diurna però, del pescaturismo. Era un’oasi naturale, poco più di un acquitrino, due specchi d’acqua punteggiati da isolotti di canne, molti pesci, qualche pescatore ubriaco e tante donne al piano di sopra. Questo era «La Sconquassona», chiamata così in onore della madre di Zaccaria, l'Imelde, nota mondina conosciuta per il suo problema di meteorismo.
Entravo, prendevo una birra e poi mi mettevo a sedere in un tavolone di legno a fissare il vuoto, anzi, non guardavo proprio il vuoto perché, accanto a una collezione di mulinelli da pesca storici, pezzi rari, a due lucci impagliati e a un salmone di plastica, che a ogni movimento d’aria si metteva a cantare, c’era un calendario che mi lasciava sempre di stucco. Era «Il lunario dei pescatori della Bassa» dove erano immortalati tutti i cacciatori di pesce della zona vestiti, escludendo gli attrezzi da pesca, solo degli stivaloni di plastica verde. Davanti alle pudende mettevano un cestino con due o tre pescegatti o un cappello color alga, oppure un piccolo e mostruoso pesce siluro che allungava di molto i loro attributi. E nel mese di settembre c’era lui: Bietola. Stava nudo sopra a una Lambretta, con la pancia imbolsita che si piegava più e più volte su un accenno di pene, il casco e gli stivaloni. Dietro, nel portabagagli, c’era una gabbietta con dentro un’anguillina.
Cadevo sempre in trance davanti al calendario, un po' schifata a dire il vero, mi riprendevo solo alla seconda birra, quando cominciavo a sentire i sospiri provenienti dal piano di sopra e Zaccaria, in fretta, accendeva la musica.
Perché alla Sconquassona, come avrebbe detto una guida turistica vietata ai minori, dopo una pescata all’anguilla e una cena a base di folage smagrite e ranocchie in umido, l’avventore poteva trovare dolce compagnia ai piani superiori, appartamenti abitati da ragazze rumene e polacche, tutte lontane parenti di Zaccaria, diceva lui, giovani che venivano fatte passare all’ufficio immigrazione come badanti, cosa quasi vera vista l’età dei loro clienti, o studentesse, «di lingue», aggiungeva sempre lo spiritoso Zac.
Per me però pensare che Zaccaria avesse parenti, soprattutto femmine, era dura. L’uomo era alto e grosso, più grosso di me, aveva capelli rossi, pelle bianchissima macchiata di efelidi, barba rada e fulva e, particolare inquietante, un occhio marcio dove la pupilla era ridotta a una briciola nera.
Nonostante questo, e all’odore di sudore e pesce che emanava, l’uomo aveva da sempre un atteggiamento baldanzoso con le donne. «Ci credo – commentò un giorno un cliente inopportuno di fronte all’ennesima esotica conquista di Zac – le paga». Quell’avventato avventore venne subito picchiato e non si vide più alla Sconquassona. Vivo per lo meno.
A chi però chiedeva con gentilezza al Zac il perché di tante bellezze straniere alloggiate nel pescaturismo, lui spiegava: «Faccio solo del bene, do del pane a giovani affamate», (a volte però, sostituiva una vocale a una parola a caso della frase).
Nonostante gli strani giri di donne slave, Zac era rispettato e famoso in tutta la Bassa per essere l’ideatore di una famosa gara di sollevamento secchi. Prima che lo arrestassero, ovvio.
La gara funzionava così. Dopo una lauta cena tra amici, ricchi beveraggi, il buon Zaccaria chiedeva sempre a due sue «cugine» slovacche di chiudersi nei bagni del pescaturismo. I commensali divenivano concorrenti e, divisi in due squadre, entravano a turno in bagno dove le "studentesse" s’adoperavano con le boccucce per aiutare i piselli a raggiungere il giusto grado di durezza atto a reggere un secchio pieno d’acqua.
All’uscita dal cesso, veniva posto sul membro eretto del concorrente un secchio vuoto, gli altri contendenti, tra tifo e coretti da stadio, riempivano il secchio fino a che il malcapitato non cedeva. Poi si sommavano le bottiglie versate e si stabiliva qual era la squadra che aveva sollevato più acqua.
Era ovvio che attorno ad ogni «sollevamento» c’era un fitto giro di scommesse. Del tipo: «Vediamo se l’assessore riesce a fare cinque litri». «Chissà se il sindaco sarà più bravo dell’altra volta… ma dovrebbero fargli l’antidoping, dicono che prende il Viagra prima di venire qui… la moglie è troppo incazzata, dice il sindaco che spende un patrimonio in “aiutini”, ma non per andare a letto con lei!». E così via. I soldi vinti dalla squadra dai lombi più potenti venivano incassati dalla ragazza succhiatrice, in un guizzo di finto femminismo, la quale era poi costretta a darli al Zac.
Come se non bastasse Zaccaria ogni volta che mi vedeva mi ragguagliava sull’ultima tenzone. Alla fine di ogni cronaca affermava: «Le mogli non devono essere gelose, perché questo non è sesso, è sport». Non a caso, le gare del Zac erano molto sentite da lui stesso, sollevatore di ben otto litri e denigratore degli sconfitti. Un giorno, stavo camminando accanto a lui al mercato settimanale di Guazza del Re, quando gli sentii urlare: «Guarda quelli lì, da me vengono in cinque e tutti assieme non fanno tre litri!». Infine, per chi non credeva ai risultati dei sollevatori, raccontava sempre di un fantomatico fotografo di Molinella, ormai deceduto, che in vita aveva issato ben dodici litri. Zac diceva di avere le foto ricordo da qualche parte, foto che nessuno aveva mai visto, del resto lui diceva: «Non posso mostrarle a tutti, perché poi la gente si scoraggia».

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venerdì, maggio 09, 2008
postato da: Cate alle ore 22:41 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, maggio 09, 2008

Sono alle 15.15 a l'Italia sul Due.

E poi se andate su http://www.skylife.it/stella forse trovate qualcosa della mia "apparizione"

e dovrei essere anche su www.repubblica.it  in un video e anche su Repubblica Tv

ANZI ECCOMI SU REPUBBLICA.IT

Ero veramente orribile, dopo un viaggio in treno di 4 ore, struccata e con il capello moscio... oddio... mi faccio paura da sola...

Unico commento in generale: mi sono resa conto che la vera e unica notizia non è che le ciccione lo fanno meglio (sull'argomento sapete già come la penso) ma che sono una grassa, una grave obesa, che fa una vita normale.  Lavoro, amicizie, amanti, cagnolino... tutto normale... Tutti invece a trovare qualcosa di eccezionale in me, un tormento, qualcosa che non va. Tutti a volere lo scoop pruriginoso, a chiedermi di sembrare di "più" (altrimenti non sei credibile così pacioccosa e calma). Tutti a voler specificare che essere grassi fa male (certo, grande, che scoperta....) E' incredibile. Un grasso non può essere normale, non può semplicemente soffrire il giusto, quello che soffrono tutti, e non può non essere semplicemente nelle righe.

Ecco, questo trovo davvero incredibile e "notiziabile". Non me e il mio libro. Ma lo stupore degli altri (che a me, bando alle ipocrisie, mi sta portando fortuna, anche se mi fa ridere, amaro).

postato da: Cate alle ore 11:57 | Permalink | commenti (15)
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